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Ci siamo trovati. Ci siamo scelti

“Casa nostra, casa tua, non sappiamo per quanto tempo, ma sicuramente finché tu lo vorrai”, questa è stata la nostra prima risposta a Martina, allora una bimba di soli quattro anni, quando dalla Comunità è venuta a casa nostra. Non eravamo più una famiglia di due persone, stavamo diventando una famiglia di tre.
Con Martina abbiamo capito che l’affido è un’esperienza ricchissima di emozioni, di vissuti speciali tra alti e bassi, un’esperienza di grande crescita per i bambini e anche per noi adulti che accogliamo.

Sin da subito abbiamo fantasticato su questa bambina, su come sarebbe stata la nostra relazione con lei e come avremmo vissuto questa esperienza, perché conoscevamo solo il suo nome e la sua età, e l’avremmo incontrata dopo le festività natalizie. Alla fine di un percorso di conoscenza, Martina con le sue mille domande e i suoi mille perché è entrata in casa nostra. Non le sembrava vero di avere una camera tutta per sé, di possedere dei giochi, di essere finalmente ascoltata. Ci ha messo da subito di fronte al fatto di essere una bimba di quattro anni grande e indipendente, con un bagaglio ben definito di Comunità, dove ha sgomitato parecchio per farsi rispettare.
Un tipo “tosto e borderline” come descritto dall’assistente sociale della Comunità.  Anche per noi l’inizio non è stato semplice, ma dopo alcuni mesi, il nostro legame si è rafforzato.

Ci hanno aiutato le nostre scampagnate alla scoperta di luoghi differenti dalla solita routine cittadina, il tempo trascorso nel giardino dei nonni e innumerevoli giochi fatti insieme. Un tempo magico. Martina da subito ci ha coinvolti emotivamente, è entrata a far parte della nostra vita e ci siamo sentiti, con nostra sorpresa, genitori. Le prime volte che ci chiamava mamma e papà quasi stentavamo a crederci, poi abbiamo capito che eravamo proprio noi. Le ricordiamo che la sua mamma non l’ha abbandonata, ma l’ha affidata a noi. Ha dovuto avere tanta fiducia in noi, da chiederci (anche se non direttamente) di custodire la cosa che più le stava a cuore. Semplicemente altre mani di mamma e papà hanno incontrato le sue. È stata, e lo sarà sempre, una catena d’amore.

Continueremo a raccontare a Martina che, come lei, ci sono molti bambini che si trovano nella sua stessa situazione. Gli adulti sono costretti a volte a fare cose che non vorrebbero fare. In questi anni abbiamo dedicato tanto tempo a Martina per aiutarla a gestire il dolore o la rabbia che prova per il suo vissuto, e lo faremo ancora. Noi tre insieme, adesso, abbiamo la disponibilità e la forza di accogliere un’altra bambina, siamo emozionati, e immaginiamo la nostra esperienza futura con una consapevolezza nuova.

Martina è parte attiva di questo progetto e questo ci fa capire che ha imparato ad accogliere e ad accettare i cambiamenti che la vita offre con l’aiuto di adulti di riferimento: la sua attuale famiglia.

Alla fatidica domanda se rifaremmo questo percorso, rispondiamo con molta chiarezza che sì, lo rifaremmo, con fiducia, consapevoli di trovare nel CAM un valido supporto.

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