Cara mamma affidataria,
nella tua bella lettera pubblicata sul sito del CAM scrivi una frase che colpisce nel profondo: «Da qui nasce una convinzione sempre più forte: che la differenza tra una mamma biologica e una mamma affidataria è che un figlio non si “possiede”, si “accoglie”».
È un pensiero molto vero. In fondo un figlio non si possiede mai: né quando nasce da noi, né quando ci viene affidato. Ogni figlio è una presenza che attraversa la nostra vita e che siamo chiamati ad accompagnare, custodire, aiutare a crescere e a diventare sé stesso.
Mi viene in mente la celebre poesia di Khalil Gibran che dice:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la Vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi ma non da voi,
e benché vivano con voi non vi appartengono.
Parole che ricordano con delicatezza che educare e amare significa accogliere senza trattenere, esserci senza possedere, offrire radici e insieme lasciare spazio alle ali.
Grazie per aver condiviso una riflessione così autentica, che parla non solo dell’affido ma del significato più profondo dell’essere genitori.
Con affetto,
Una volontaria del CAM